a La Stanza di Skinner
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Nome: Stefano
"Non so cosa andrò a scrivere ma per me vale soltanto scrivere cose che contano". Graham Green
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Oggi sono quattro anni che ho aperto il mio angoletto. Quando ho iniziato questa avventura non avrei scommesso di durare così a lungo. Per un blog è quasi metà vita, almeno così si dice.
Il bilancio di quest’ultimo anno, purtroppo, si chiude in negativo. Non è stato un anno musicalmente importante. Non ci sono stati dischi che mi hanno sconvolto, non ci sono stati concerti per i quali abbia avuto una qualche fibrillazione.
Al contrario le delusioni sono state tante. Dal disco solista di Chris Cornell dell’anno scorso, da quello di quest’anno mi tengo a debita distanza, al disco dei Portishead che doveva essere almeno stimolante e invece si è rivelato una noia pazzesca.
Nonostante tutto tengo duro, tengo duro perché ogni volta che riesco a mettere insieme un post poi sono contento, la passione ancora c’è non è passata. È più dura trovare materiale del quale parlare, questo si. Come recita la citazione di Green, lì in alto sulla sinistra, tento di scrivere delle cose che per me contano e questa cosa che è la musica, nel bene e nel male, riesce a smuovere ancora quel po’ di empatia che mi è rimasta.
Ricomincio da qui per arrivare al quinto anno: una piccola spinta l’ha data il disco dei Kings Of Leon, non certo eccelso, ma capace di mostrarmi ancora due o tre cose di valore.
Quattro anni fa iniziai il viaggio con il capolavoro dei Mars Volta, Frances The Mute. Intitolai quel primo post Alla volta di Marte. Mentre scrivo sto ascoltando l’ultima fatica di Cedric e Omar, Octahedron. Ancora non ne posso dire molto, lo sto ascoltando solo da una settimana, però sono contento che loro siano ancora qui deliziarmi con dell’ottima musica, forse dovrei cambiare la dedica la su in alto e aggiungere anche i Mars Volta: sembra che il destino del mio piccolo spazio sia legato a doppio filo con la band di Los Angeles.
Una cosa che per me conta.
Chiudo questa patetica auto celebrazione con un ringraziamento a Enzo e Matteo: in qualche modo mi hanno fatto tornare la voglia, la loro passione è stata contagiosa. Grazie.

1958 - 2009. R.I.P.
Arrivo tardi, come mio solito, sulle cose. Quando i Kings Of Leon vennero fuori come the next big thing, confesso, li guardai con quella sorta di spocchia che ho spesso verso le cose nuove. In realtà sono stato fuorviato dal modo in cui si presentavano. Quattro ragazzi americani, con il baffo, il capello lungo e i pantaloni a zampa, sembravano un residuato degli anni sessanta senza avere la potenza dei gruppi di quegli anni.
A conquistare la mia attenzione è stato il secondo singolo Use Somebody che mi è entrato di prepotenza in testa e non ne è uscito più. I coretti sia all’inizio che per tutto il pezzo sono perfetti per essere cantati senza rendersi conto. La voce di Caleb Followill ha fatto il resto. È abbastanza diversa da quel che si sente in giro e ha una certa disperazione, è malinconica, sembra che quello che canta sia lì pronto a lacerarti l’animo. Basta sentire la prima strofa di Use Somebody.
Non ci sono molti assolo nel disco, non è un disco per virtuosi. È sufficientemente rock e in certi casi sta sul filo con il pop.
Sex on fire, il primo singolo, è il pezzo che mi piace di meno. Lo trovo un po’ noioso, senza particolari idee.
Revelry è un altro momento del disco che mi ha colpito. Ha quelle note di malinconia delle quali parlavo più su.
Notion ha un bel ritornello, linee vocali e chitarra vanno insieme per creare un’ottima alchimia.
Cold Desert è il pezzo che più mi piace, non solo perché una ballata che fa al meglio il suo dovere ma perché mi riconosco molto nel testo, soprattutto quando dice: “I’m too young to feel this old”.
Non colpiscono per originalità i Kings Of Leon, però non gli posso negare tanta freschezza. Hanno ripreso, come è giusto, dal passato a piene mani e l’hanno riinventato per adattarsi al loro modo di fare musica. Non saranno the next big thing ma a me piacciono molto.

Come faccio a raccontare il concerto di ieri sera di John De Leo?
Come faccio a raccontare le emozioni provate quando la sua voce mi portava in territori inesplorati? Un concerto dove la parola sperimentazione non può mancare. Un altro modo di fare musica. È difficile trovare le parole giuste.
Sorretto da tre musicisti di valore che hanno suonato due chitarre, oboe, tastiera, fisarmonica e macchina da scrivere, John ci ha traghettato in un ora e mezza di musica altra, che non senti se non altrove.
Hanno suonato i pezzi del disco solista Vago Svanendo e ogni canzone si è trasformata in qualcosa di più grazie alle ampie digressioni che John faceva con la sua voce. Aiutato in questo da una loop station ci ha regalato dei momenti di assoluta goduria.
La seconda parte di Spiega la vela è stata fantastica, con la sua voce ha prima creato il tappeto sonoro e tema principale e poi si è lanciato in variazioni sul tema.
Due le cover: Big Stuff, già contenuta nel disco, e Stormy Monday che io conoscevo come un bellissimo standard suonato da Eva Cassidy. Nelle mani di John e dei suoi musicisti è partita come un classico del jazz, molto romantico, poi è diventata raegge, poi si è passati allo stile di Elvis per poi sfociare nell’hard rock e in chiusura tornare ad essere un classico del jazz.
Un ottima serata che per un ora e mezza mi messo in pace con me stesso e con il mondo.
Il 22 maggio è uscito il nuovo disco di Marilyn Manson, si chiama The High Land Of Low. Ho letto una recensione sul numero di giugno di Rolling Stone e non se ne parla benissimo, in soldoni si dice che sa di minestra riscaldata. Io ho ascoltato solo il primo singolo che non mi pare male ma prima di dirne mi voglio prendere il disco.
Il 19 giugno esce il nuovo album dei o delle, come vi pare, Gossip. Il disco è stato prodotto da Rick Rubin, che almeno nominalmente, dovrebbe garantire una certa qualità. Il singolo Heavy Cross mi piace molto, l'ho trovato fresco, orecchiabile. Il precedente Standing in the way of control due anni fa fece da colonna sonora per la mia estate, la voce di Beth Dito, oltre al personaggio, è una delle cose più interessanti degli ultimi anni.
La notizia con la N maiuscola è che il 23 giugno i miei adorati Mars Volta pubblicano il nuovo disco Octahedron. Ho ascoltato due pezzi dal sito ufficiale del disco, QUI il link. Cliccando sulle stelle si possono sentire due pezzi e vedere delle foto. I due pezzi sono molto gustosi, soprattutto Since we've been wrong, che mi ha quasi commosso. Mi aspetto un gran disco.
… le volte che ho visto la coppia di lestofanti dal vivo.
L’occasione è stata
Peccato non ci sia stato il pienone come ci si attendeva ma l’accolita di adepti della seta di Deejay Chiama Italia non si è risparmiata e ha dato luogo a una splendida serata. Un raduno tra amici.
Tra gli amici c’erano quelli del Trio Medusa che hanno raccolto le offerte all’ingresso, un incentivo ad essere generosi ma era pressoché inutile visto che eravamo tutti lì per quello.
La serata è stata un susseguirsi di domande, dal pubblico, e risposte di Linus e Nicola. Qualche piccolo retroscena della radio, i soliti siparietti divertenti. Il Trio ha cercato di farsi aumentare lo stipendio per tutta la sera. Alex Farolfi ci ha allietato con una manche di sarabanda e dare le risposte tutti noi del pubblico.
A rendere piacevole ancora di più la serata Sara e Lara. Sara è molto più carina dal vivo che in tv, per due ore mi sono innamorato.
Una bellissima serata, mi sono divertito molto, fatta di sorrisi, idiozie e cose serie. Ci sono state anche delle persone venute da L’Aquila a posta e questo è stato sicuramente la cosa che a reso la serata ancora più speciale. Nonostante le mille difficoltà che stanno vivendo, aver avuto voglia di venire a divertirsi, ci ha dato il segno della loro voglia di tornare al più presto alla normalità.
Un grazie di cuore a Linus e Nicola.È stata una serata divertente quella dell’Earth Day a piazza del popolo del 23 aprile.
Sul palco ci sono stati Ben Harper con il suo nuovo gruppo i Relentless 7, i Subsonica, Nneka un artista nigeriana e Bibi Tongo.
Nneka mi ha sorpreso molto, non la conoscevo. Si è presentata sul palco questa ragazza piccoletta. Ha iniziato con qualcosa di semiacustico e nelle canzoni successive ha tirato fuori una voce notevole, tanto ska e un energia che ha coinvolto il pubblico.
I Subsonica non hanno certo bisognosi essere presentati, ci hanno fatto ballare, cantare. Piazza del Popolo era piena e loro le hanno dato una scossa bella forte. Per me era la terza volta che li vedevo dal vivo e hanno confermato le aspettative che avevo.
Ha chiuso il concerto Ben Harper con i Relentless 7: Rock. L’avevo già visto per il tour di Diamond on the inside e in quel concerto aveva spaziato tra i generi, ci aveva fatto divertire con tanto ritmo e colori. Questa volta il live ha virato decisamente dalle parti del rock. Due chitarre, batteria e basso e la sua voce. Tanti assolo di chitarra, come se piovesse. Il suono compatto, il batterista picchiava come un matto e Ben ha dato il meglio di se ogni volta che si è messo seduto e ha suonato la chitarra orizzontale. Spettacolo.
La serata organizzata da Nat Geo Music è stata presentata da Giorgia Surina, tra i momenti più importanti quando sono saliti sul palco alcuni giocatori della squadra di rugby de L’Acquila. C’è stato un lungo applauso, hanno parlato del fatto che le persone della cittadina abruzzese, e della provincia, pian piano con fatica stanno provando a rimettere in moto le loro vite. Emozionante. Già i Subsonica avevano dedicato il loro live set a uno dei giocatori che purtroppo è rimasto vittima del terremoto insieme alle altre 300 persone.
Una serata all’insegna della riflessione e del divertimento.
Finisce con la vittoria di Matteo e con la mia personalissima sorpresa nell’essere riuscito a seguirlo mettendo da parte i pregiudizi. Matteo è il classico cantante italiano, incarna il bel canto, perfetto per san remo e la sua canzone, almeno secondo me, non è niente di speciale, sa di già sentito. Nonostante questo non sono rimasto troppo deluso perché lui mi sta simpatico, non ha la spocchia ma è conscio delle sue doti. E forse è anche giusto che abbia vinto visto che non essendo troppo originale ha una concreta possibilità di potercela fare. Diverso il discorso per quello che riguarda i The Bastard sons of Dioniso, sono un gruppo avvantaggiato dal fatto che cantano tutti e tre, svantaggiati dal non aver potuto suonare gli strumenti, è un fatto che li ha inevitabilmente penalizzati. La loro canzone non è brutta, picchia a sufficienza, il tema ci sta tutto, quello che dovrebbero fare è lavorare di più sul testo. È stata una loro ammissione quella di non essere abituati a scrivere in italiano visto che in precedenza hanno sempre scritto in simil inglese. Migliorato questo aspetto non avranno niente da invidiare a nessuno. Jury è troppo pop per i miei gusti. Daniele mi è sempre stato antipatico, nonostante un indubitabile talento vocale. La voce che più mi è piaciuta è stata quella di Noemi, il momento migliore quando ha cantato Altrove di Morgan. Brividi. Dei tre giudici, quello con il quale mi trovo più in sintonia è Morgan, non solo perché lo seguo dal primo disco dei Bluvertigo, ma anche perché parla di musica, fa critiche inerenti la materia. Esprime il suo punto di vista, che si condivida o meno, è sempre interessante da ascoltare. In finale bello, un programma diverso. Ben equilibrato tra le necessità della musica e quelle dello show vero e proprio. Credo che la direzione artistica di Luca Tommasini abbia contribuito a renderlo migliore rispetto a quello dell’anno scorso.
Si apre con la chitarra che parte da lontano, quasi un rumore di feedback. Cresce e con le prime battute di batteria prende via il disco.
Un pugno nello stomaco dato dal racconto di una madre disperata perché il proprio bambino non ha fatto ritorno a casa. Perché proprio tu? Si chiede. La voce del cantante, James Allan, in prima battuta, ricorda quella di Joey Ramones. È molto bella e l’accento scozzese le da colori diversi da quello che si sente in giro.
Flowers and football tops si chiude con You are my sunshine, che perde quella carica allegra che ha in origine e si trasforma in un canto funebre. Nel video viene fuori meglio. Le atmosfere claustrofobiche caricano ancora di più il pezzo. Splendido.
Geraldine ti cattura con la batteria e il basso ti ipnotizzano tenendo il tempo. Il testo mi piace tanto perché sembra una canzone d’amore, lui che dice a lei che la proteggerà, o viceversa. E invece si chiude con queste parole: “I’ll be the angel on your shoulder my name is Geraldine, I’m your social worker”. Quanto mai ironiche.
Nel loro myspace i Glasvegas mettono come loro ispirazione Elvis e nella terza traccia del disco, It’s my own cheating heart that makes me cry, se ne sentono degli echi soprattutto nelle linee vocali. La voce in questo caso regge tutta la melodia nelle strofe e poi seguono a ruota tutti gli strumenti nei ritornelli. Alcune parole sono tanto marcate, l’accento prevale ma è il suo bello.
Lonesome Swan ha un bel assolo di chitarra nel mezzo che rende il pezzo evocativo della storia che sta raccontando.
Go square go vira direttamente sui Ramones, ha un bel ritmo. È la storia della classica rissa del dopo scuola tra ragazzi. Leggendo il testo sembra quasi di essere nella mente del protagonista e ti riporta a sensazioni familiari.
Polmont a quanto pare è un piccolo paese nel centro della Scozia. Nostalgia di casa?
Daddy is gone è la hit che il gruppo ha piazzato in alto nel airplay radiofonico. Una bella canzone che parla dell’abbandono del padre del protagonista. Ha un ritornello tra i più facili ma il tema pesa.
In Stabbed il piano tinto di note gravi accompagna la voce del cantante che recita il testo.
SAD light mi piace moltissimo, la batteria in primo piano, un battito che ti cattura e non ti lascia. Che bella.
Ice cream van chiude il disco e se c’era bisogno accresce la claustrofobia del disco, quasi a voler soffocarne gli ultimi respiri. Ecco come recitano le ultime parole: “There's a storm on the horizon...”
Le atmosfere gotiche, in molti casi sanno di new wave e post punk, del disco me lo fanno apprezzare molto, quasi interpretassero il mio mondo interiore. Ha un forte sapore di nord, storie difficili in una terra difficile. Indubbiamente sono un ottima rivelazione. A renderli un pizzico ancora più particolari, alla batteria hanno una ragazza.
C’è molta Scozia in questo disco ma niente a che fare con il folk al quale siamo abituati.
Segnalo, per chi dovesse acciuffare la deluxe editin, che oltre alle sette canzoni in più, c’è una bella versione di Silent Night con tanto di coro.